Rit.
Belami, non piangere... Caleb, perdona, e non piangere... e non sanguinare, non sanguinare.
Il tuo miele blu brucia, consumando
i miei muscoli ormai fossili.
Lo scioglie, corrodendoli, come fosse acido, e rigetta fumi tossici.
Rispondo alle domande retoriche,
e non capisco i modi di dire
facendo mie le frasi fatte,
anche le parafrasi,
le noie e le paranoie,
normali e paranormali,
pendii e parapendii,
le scarpe con le ruote sotto,
i raggi di luce visti di sbiego.
Un luccichio di malizia, si sporge dal cristallino, proiettato sulla cornea,
come un film canadese amatoriale, illuminando il punto cieco:
vicoli cechi, dietro angoli, senza lampioni, tra i palazzi di Londra.
Rit. 2
Belami è la mia scorta di pazienza, quella dote, che mi siede al cospetto, d'ogni piccola cosa, film, e fiaba
che ci nuoto, e ci vedo,
e ci noto, il nostro buon finale. anche per noi, un buon finale,
per noi... lasciatemi in pace. Vedo, quel che posso, e vedo
un finale felice, per noi due. Non vedo, che un cazzo di ritorno,
un ritrovo, un rit... ritornello, vedo, solo questo, e conto ciò che vedo, non vedo solo ciò che voglio vedo, solo cio che vale, quello che mi fa respirare. Caleb, non piangere,
non farlo che mi fai male, e, non sanguinare, non sanguinare.
Non potrei dirlo, manco
so spiegarlo, ammasso di metrica,
messo tra, una rima e l'altra,
tra, una riga e l'altra,
tra, una confusione e l'altra.
Ma, non sono brava quanto credi...
non siamo in un film, tesoro mio: adesso vorrei sapere
come stai, dove vai, cosa fai?
ma è tornaconto personale, ed io,
non posso farlo, prendo solo ciò che mi arriva, non ho scelta io, ne ora
ne mai, quindi serve la tua presenza.
Belami, dispone della saggezza
di tenere i canali chiusi, preoccupata come una pazza, ti guarda,
e, ed io arrossendo, quanto è vero iddio, con l'ansia, rido sinceramente,
da allora, ora e per sempre,
e, il mio amico cardio, batte,
di qualcosa di più, dell'allegria,
Caleb, vuoi sentirlo?
e, senti i 4/8
delle sue pulsazioni epatte?
puoi sentire martellare,
le piccole cose,
nelle mie catastrofi di carne labbrale?
e, mi puoi dire, se rimarrà? mi puoi dire se sfiorarti, non sarà più,
solo sogno e agonia?
e poi, mi puoi urlare: se non dipendo più da niente, se non dipendo, nemmeno più da me,
figurati dagli altri.
e, dai miei cavalcavia, dimmi come posso stringerti al mio petto, pieno,
di mare, sole e vento? (lu salentu)
Belami, non piangere...
Rimarranno i residui delle mie paure, nei miei occhi, e tu non vorrai vederli,
questo è il massimo di spoiler, che mi arriva da farti, questi i nostri perni,
per il resto ti vedo, come solo io,
posso farti sentir visto,
sorridere felicemente, alla sorte,
mentre le nostre dita intrecciate, fermacampione, come,
i palmi delle mani sul palo di Cristo,
illuminano le ombre, d'un mondo, dalle stampe, lilla ingrigite
scie, di foschie morte,
e, finalmente traspira, da una maglia forellata, dal tessuto sintetico, studiato per lo sport
e, finalmente sospira, dopo troppa attesa, e trova un senso, tra
tracce di liquido, del tuo comfort
e, finalmente s'attira, per le isole greche, cercando la sua spiaggia artificiale di sabbia nera, nera sabbia,
e, si rifugia nella baita di montagna, tra la neve e i peli di gatto, apatica sotto l'alba, sotto l'alba della sera...
Tra biscotti squagliati, a zuppa
e, la scarpetta a sottilette
sciolte in padella.
Il pane casereccio, quant'è buono,
da forno a legna, da solo.
L'acquasale. Oppure pane,
con sopra zucchero e olio.
E, sempre pane, con sopra il miele,
o, con formaggio spalmabile
misto a tonno.
Maionese magari di riso,
e, tuorlo d'uovo sodo,
o, se fresco, crudo con lo zucchero,
zucchero di canna grezzo:
quello fine, marrone che appiccica,
o, zucchero di cocco, a blocco.
I datteri col mascarpone. In mezzo
a pancarrè e burro d'arachidi.
Le piadine quando piove.
Una zattera, di latte fresco e crudo.
Ibisco, fresco e nudo, come te Caleb.
Caleb, non sanguinare...
Provare a fare il gelato di carrube,
o di guava, o tamarindo...
prepararlo, come un piccolo chimico, con un cucchiaino di mare dentro.
I monologhi corti, racconti brevi, quadri storti, mancanza d'ispirazione.
(...di te.) Non ci vedo, nulla di male,
a combattere il sistema
dall'interno, poi esterno, Belami,
universo micro, e universo macro,
pura esplicità sgarbata,
espressa, come una busta,
un sacco di monnezza.
Senza annoiarmi intanto,
perdi tempo, in tatto,
perdona, tu perdona.
Perdona, Caleb. Non sanguinare.
Rit. 2
Voleva nascere un pezzo sereno, ammiccando con un sorriso.
Belami, non ci sono riuscita, il mio ghigno rimane un angelo,
un angelo rotto, in un'attesa
di peccato labirintico:
portatore di luce, e fondatore
delle possibilità cianotiche,
si volta serio, perchè ha capito,
ho capito, e ti dedica/o il pensiero
da sempre e per sempre,
digitando i residui, del discorso
di qualcuno che ama ascoltare,
e non stringe molto da dire.
Nel sano, quando avrò posto,
e coltiverò la terra,
tra i barattoli di conserve,
guarita e in ipergrafia elementale,
mi trovi tra i pomodori secchi,
e la tintura madre, di calendula.
Sto qua: mi trovi tra, i capelli
di un vuoto sommesso,
camuffato, un sorriso complice,
sbiadito dal tempo, oppure
in un desiderio diluviato, dal suono bassotono, dei miei scritti superstiti.
Rit.
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